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Storie di giocatori d azzardo

Storie di giocatori d azzardo

Con la stessa convinzione con la quale mi dicevo alla sera che non ci sarei mai più tornato, il giorno seguente mi dicevo che avrei vinto tutto. Era incredibile: Quello era un ragionamento riservato solo al momento in cui tornavo a casa. Ecco, diciamo che la colpa era della sfortuna. È ovvio che quando vincevo, il merito era solo della fortuna: Inutile negarlo, il gioco ha sempre dato problemi di convivenza in famiglia. Capitava che io partissi senza preavviso per andare a giocare e questo provocava reazioni anche abbastanza forti da parte dei miei familiari. Io mi giustificavo dicendo che, in fondo, i soldi li guadagnavo io in famiglia e che comunque non mancava niente.

Fino al giorno in cui mi sono trovato senza i soldi per pagare le tasse e ho deciso che era ora di metterci un freno, di dire basta. Di bugie ne avevo raccontate tante, anche se poi sono tutte venute a galla. Diciamo che io vedevo il gioco come un divertimento, nel quale avevo la possibilità di vincere. Il problema economico si è evidenziato solo recentemente, quando ho esaurito le risorse. Devo dire che la sua risposta è stata abbastanza sorprendente. Mi disse: Fu allora che presi la decisione di affidarle le mie carte di credito ed il bancomat: Per fortuna ha funzionato. Ha fatto tutto lei. Questa è la seconda volta che vengo a Bolzano, e sono passate due settimane dalla prima.

Io spero di farcela. Lo spero, perché secondo me è una questione di forza di volontà. Il gioco mi ha dato solo guai. Non mi ha dato niente di positivo, neanche il divertimento, perché era più la rabbia per aver perso che altro. No, non mi ha dato niente di particolare. Invece, il gioco mi ha tolto parecchio. Tanti soldi. Di tranquillità familiare non è che ce ne sia mai stata molta, ma è soprattutto sulle figlie che ha avuto una ripercussione negativa. Non saprei cose dire. Il gioco è qualcosa di più forte di te, che ti prende e che non sai regolare. Agli altri dico: State lontani da quelle macchine infernali! Vorrei che si sapesse che il gioco è una malattia grave, dalla quale è bene stare lontani, se ci si riesce.

In un futuro, col passare del tempo spero di essere capace di amministrarmi senza giocare… o, se non proprio senza giocare, almeno nei limiti di quelle piccole cifre che non disturbano né il bilancio familiare né i miei rapporti familiari. Tuttavia, tutto quello che avevo pensato, che mi ero costruito, tutte le menzogne che avevo raccontato non erano uscite fuori.

Non le dissi quanto avevo perso esattamente. Inoltre, dovetti restituire il blocchetto degli assegni e carte di credito. Avevo perso una grande cifra e questo fu molto difficile da accettare per i miei familiari. In un certo senso, sono stato fortunato perché son riuscito a non farmi debiti con usurai e nemmeno con amici. Ma non era tanto il problema dei soldi che preoccupava la mia famiglia. Loro erano convinti che non sarei mai riuscito a smettere. Io insistevo sul fatto che ero capace di smettere e di riprendere una vita normale. I miei familiari, non convinti, mi proposero di contattare un centro specializzato nel campo del gioco.

Rifiutai immediatamente, ribadendo il fatto che sarei riuscito a fare tutto da solo. Inoltre, lo psichiatra mi aveva prescritto dei farmaci che cominciai a prendere solo dopo il mio colloquio presso il Ser T. Era il periodo che andava da Luglio a Novembre del Tornai alla mia città e ricominciai a lavorare. Queste accuse non erano vere, ma ormai avevo perso la loro fiducia. Inoltre, ero in qualche modo seguito non so da chi e come: Non credevo che quel lavoro avrebbe portato ad un altro problema. Mi trovai una bottiglia davanti e cominciai a bere premetto che sono sempre stato astemio. Tutte le sere, alla chiusura del ristorante, mi ritrovavo con una bottiglia in mano. Pagai di tasca mia per la paura e le minacce delle controparti.

Non volevo che mi denunciassero alle autorità competenti con il conseguente ritiro della patente e sequestro della macchina. I rapporti in famiglia continuarono a peggiorare. Io rimasi da solo. Non avevo altra scelta che pensare a quello che avevo fatto, chiuso in casa e seduto sul divano al buio. Aprii e vidi mia figlia. Ci guardammo negli occhi, ci abbracciammo e cominciammo a piangere.

Mi sembrava di sognare. Non dicemmo una parola, anche se ci trovavamo a disagio. Nonostante tutto, cominciammo a parlare tranquillamente, proponendomi di sottopormi ad una visita questa volta presso un centro specializzato. Dapprima, rifiutai dicendo che non mi sentivo malato; ma poi, pensando che avevo già percorso una strada simile, sbagliando, decisi di accettare. Il giorno dopo, telefonammo al centro e prenotammo una visita con il Dott.

Ero talmente convinto che rimasi direttamente dopo il primo colloquio informativo. Adesso è un mese che sono in terapia e non sto giocando. Voglio smettere e riprendermi la mia vita, la mia famiglia, la mia felicità.

Gioco d'azzardo: la tremenda storia di Massimo - Il Blog delle Stelle

Questa settimana nella mia rubrica ho deciso di trattare il tema del gioco d' azzardo patologico ossia il non riuscire a smettere di giocare. TESTIMONIANZE GIOCO D'AZZARDO PATOLOGICO. Testimonianza di Paola: Abitavo in campagna, dove lavoravo. Un posto molto bello e. Il gioco d'azzardo patologico colpisce un milione e mezzo di italiani. Situazione seria, dunque. E' una patologia mentale, ma c'è chi la definisce. Gioco d'azzardo: la storia di Daniel, un giocatore che ha vinto . Il grafico, l' archeologo, l'economista: storie di under 35 che cambiano vita e. TESTIMONIANZE GIOCO D'AZZARDO PATOLOGICO. Testimonianza di Donatello: Mi chiamo Donatello, ho 62 anni e vengo dalla Sicilia. Così Michele inizia la sua storia, uguale a quelli di tanti altri giocatori patologici: persone con un lavoro e una famiglia dove il gioco d'azzardo. Ci ha raccontato la sua drammatica esperienza: trent'anni di dipendenza dal gioco d'azzardo, stipendi bruciati, rapporti famigliari distrutti.

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